A tavola non si vende, si prepara il terreno
C’è un equivoco che continua a impoverire molte conversazioni di business; l’idea che ogni incontro debba produrre subito una proposta, una chiusura, un risultato misurabile nel breve. È un riflesso comprensibile, perché siamo stati educati a considerare efficace solo ciò che si traduce rapidamente in un sì, in un contratto, in un passaggio commerciale evidente, ma molto spesso è proprio questa fretta a rendere sterile la relazione e a spegnere quella fiducia da cui, in realtà, nascono le opportunità migliori.
La vera leadership si vede anche da come stai seduto
Ci sono leadership che cercano spazio con la voce, con il ruolo, con la posizione gerarchica; poi ce ne sono altre che, prima ancora di dichiararsi, si fanno percepire nel modo in cui abitano una stanza, ascoltano una presenza, reggono un silenzio e persino nel modo in cui si siedono davanti agli altri.
Quando un aperitivo vale più di una riunione
Ci sono contesti in cui il business si irrigidisce appena entra in una sala riunioni; le parole diventano prudenti, i ruoli si induriscono, le idee si vestono di formalità e, mentre tutti cercano di essere impeccabili, spesso smettono di essere davvero leggibili.
Non si chiude un accordo, si apre una relazione
C’è un momento, nel business, in cui tutto sembra ridursi a una firma, a un documento, a una stretta di mano che sancisce la fine di un percorso; ed è proprio lì che spesso si consuma l’equivoco più grande, perché si continua a pensare che il valore stia nella chiusura, mentre in realtà si trova esattamente nel punto in cui qualcosa inizia davvero.
Il pranzo non finisce con il caffè
C’è un momento, spesso sottovalutato, in cui molti pensano che l’incontro sia concluso, che il valore sia stato espresso e che la relazione possa prendersi una pausa naturale; quel momento arriva con il caffè, quando il dialogo rallenta, i piatti vengono portati via e si ha la sensazione che il lavoro sia stato fatto.
La tavola come territorio neutro
C’è un motivo profondo per cui alcune conversazioni funzionano meglio lontano dall’ufficio, ed è un motivo che ha poco a che fare con il cibo e molto con lo spazio mentale che scegliamo di abitare quando incontriamo qualcuno.
L’errore più comune nei pranzi di networking
Ci sono pranzi di networking che iniziano con le migliori intenzioni e finiscono svuotati di senso, non perché manchi l’energia o l’interesse, ma perché l’incontro scivola lentamente in una dinamica sterile, dove l’urgenza di presentarsi prende il posto della capacità di incontrarsi davvero.
Vuoi chiudere un affare? Inizia con l’aprire il cuore a tavola
Nel business si continua a parlare di strategie, di numeri, di obiettivi da raggiungere, come se bastasse un contratto ben scritto per garantire una relazione solida; eppure ciò che davvero fa la differenza non è la firma in fondo a una pagina, ma la fiducia che si costruisce molto prima, spesso in contesti dove le difese si abbassano e le persone smettono di recitare un ruolo. A tavola accade proprio questo: non perché il cibo abbia poteri magici, ma perché la relazione prende il sopravvento sulla prestazione.
Il ristorante rumoroso sabota anche la migliore strategia
C’è una variabile del business che continua a essere sottovalutata, forse perché non compare nei fogli di calcolo e non si misura con indicatori immediati, ma che incide in modo profondo sulla qualità delle relazioni e sulla riuscita delle strategie più raffinate; l’ambiente in cui scegliamo di dialogare.
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